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La Quarta - Luglio/Agosto

 

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La Quarta - Informazione online del IV Municipio di Roma
CUMULI DI RIFIUTI: E' EMERGENZA A MONTESACRO Stampa
Ambiente e Territorio - Ambiente

 

[di Federica Capati]

 

I residenti continuano a segnalare il degrado in cui versa il quartiere

 

Fetore e sporcizia: così appare Montesacro, in questo strano luglio 2016. Mai come oggi la situazione dei rifiuti nella zona è apparsa così grave. Cumuli e cumuli di spazzatura sporgono dai cassonetti stracolmi e al di fuori di questi.

Rifiuti di ogni genere dai materassi, ai vestiti, alle sedie o quadri, fino ad arrivare a veri e propri scarti organici che generano non solo il terribile odore, ma anche una situazione completamente anti igienica. Non è raro incontrare punti in cui vi è talmente tanta immondizia accumulata da bloccare il passaggio, tanto che si è costretti a cambiare strada.

L'ingresso del Parco delle Valli in Via Val d'Ala ne è la prova. Una montagna di rifiuti impedisce di passare di lì, e sono stati avvistati anche topi e scarafaggi, ovviamente attratti dal “ben di Dio” di schifezze.

Situazione complessa dunque, che meriterebbe ovviamente l'attenzione di chi di dovere. Il quartiere ,tra la chiusura di molte attività commerciali e l'intenso sviluppo della criminalità, adesso “vanta” anche il problema rifiuti, che sta lentamente trascinando la zona nel degrado più assoluto. I residenti sono esasperati: impazzano le segnalazioni sui social e le denunce.

Tutto ciò sembra però non bastare. Non resta che sperare nel pugno duro della neo sindaco Virginia Raggi, e nel frattempo... tapparsi il naso.

 
IL MERCANTE DI VENEZIA: UN NUOVO MODO DI RAPPRESENTARLO Stampa
Sport, Cultura e Spettacolo - Cultura e spettacolo

[di Sara Cacciarini]

 

In scena fino al 7 agosto nella spettacolare cornice del Globe Theatre, nel cuore di Villa Borghese, dove l’amore e il denaro sono i protagonisti di questa commedia shakespeariana, con la regia e la traduzione di Loredana Scaramella

Ambientato in una Londra del 1500 si sposta in realtà in una Belle Époque di fantasia dove i costumi (di Susanna Proietti) sono anch’essi i protagonisti. Viene voglia di provarli tutti, i cambi costume di Porzia (Sara Putignano) che, con grande abilità fa mutare lo stesso personaggio a seconda dello spasimante: il Principe del Marocco e il Principe d’Aragona, una volta abbigliata con un caftano, un’altra volta con un abito da flamenco, poi un’aristocratica bohémienne per il suo amato Bassanio. Il tutto accompagnato dalla musica del trio William Kemp composto da Adriano Dragotta al violino, Lorenzo Perraccino e Franco Tinto ai sassofoni, apprezzatissimo dal pubblico l’intervallo musicale con ritmi Klezmer, il genere musicale della tradizione ebraica.

La trama come da tradizione è ricca d’intrecci amorosi e personaggi le cui storie si seguono facilmente con passione sia per l’interpretazione che per il ritmo divertente e incalzante degli attori.

Bassanio, giovane gentiluomo veneziano, vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera di Belmonte. Per corteggiare degnamente Porzia, chiede al suo carissimo amico Antonio (Il mercante di Venezia) 3.000 ducati in prestito. Tuttavia quest’ultimo non può prestaglieli perché li ha interamente investiti nei traffici marittimi ma si offre di fare da garante affidando il prestito a Shylock un ricco usuraio ebreo che odia i cristiani. In cambio l’usuraio da contratto prevede che se non sarà la restituita la somma del debito pattuito, prenderà un libbra di carne di Antonio vicino al cuore, uccidendolo.

 

Gli amori ricambiati tra Porzia, che entra in scena uscendo da una conchiglia come La nascita di Venere del Botticelli, e Bassanio; tra la figlia di Shylock, Jessica e Lorenzo un giovane cristiano con cui fugge insieme a tutti i denari del padre”se la sorte con me non sarà maligna avrò perduto un padre e voi una figlia! “e tra Nerissa la serva di Porzia e Graziano, si intrecciano in uno stile tipico del grande autore divertendo in un susseguirsi di battute lo spettatore.

L’onesto Lancillotto, servo del Mercante interpreta in questa versione un’interessante dualismo tra Il Diavolo e la Coscienza, quando deve decidere se lasciare il padrone aguzzino ebreo, i cui dialoghi ci fanno riconoscere nelle frasi e nei dubbi che ognuno di noi ha provato di fronte a una scelta: “Lancillotto –mi dice la coscienza- non ti muovere. E il diavolo “su, muoviti!”. E la coscienza: ”No, non devi muoverti!”  . Dilettevole anche la lotta tra Lancillotto e la Coscienza immaginaria con una grandiosa interpretazione di Federico Tolardo. (Lancillotto Atto secondo, scena II).

Il finale degno dell’autore porta Shylock a suscitare, in questa rappresentazione, quasi pietà e tenerezza, un uomo logorato dall’avidità a cui alla fine hanno tolto tutto.

Assolutamente uno spettacolo da non perdere, per l’originalità di questa ambientazione bohémienne, le musiche e la frizzante interpretazione di tutti i personaggi, in una sera d’estatate allegra e spensierata, perché Shakespeare non è solo tragedia e ci sono altri modi di rappresentarloSilvano Toti Globe Theatre- Villa Borghese

Botteghino: V.le P. Canonica: tutti i giorni dalle 15 alle 19, nei giorni di spettacolo fino alle 21.15
Info 06 06 08 – Prevendite abituali – Circuito www.ticketone.it – call center 892.101

 
CUMULI DI RIFIUTI VICINO LA TARGA CHE RICORDA ENNIO FLAIANO Stampa
Ambiente e Territorio - Ambiente

 

[di Alessandro Quinti]

 

In via Montecristo, accanto alla targa in memoria del grande scrittore Ennio Flaiano, la situazione è ormai in piena emergenza: l'immondizia trabocca dai cassonetti, come purtroppo in tante altre strade della Capitale.

I mezzi dell'Ama infatti non riescono a scaricare i rifiuti negli impianti saturi e quindi non possono raccoglierne altri, che restano pericolosamente abbandonati in strada.

 

Ennio Flaiano nasce il 5 marzo del 1910 a Pescara, nel centro storico della città, precisamente in Corso Manthonè, a pochi metri dalla casa natale di Gabriele D’Annunzio.

Scriverà di se stesso: “Sono nato a Pescara in un 1910 così lontano e pulito che mi sembra di un altro mondo. Mio padre commerciante, io l’ultimo dei sette figli della sua seconda moglie, Francesca, una donna angelica  che le vicende familiari mi fecero conoscere troppo poco e tardi. A cinque anni fui mandato nelle  Marche, a Camerino, presso una famiglia amica, che si sarebbe presa cura di me. Vi restai due anni. A sette anni sapevo fare un telegramma. Ho fatto poi anni di pensionato e di collegio in altre città, Fermo, Senigallia,  persino Brescia nel 1922. Il 27 ottobre dello stesso anno partivo per Roma, collegiale, in un treno pieno di fascisti che  “facevano la marcia”. Io avevo dodici anni ed ero socialista. A Roma divenni un pessimo studente e arrivai a stento alla  facoltà di Architettura, senza terminarla, preso dal servizio militare e dalle guerre alle quali fui  chiamato a partecipare, senza colpo ferire”. Ennio nel 1930 abbandona dunque l’Università ed esordisce nel giornalismo nella rivista “Oggi” di  Mario Pannunzio. Nel 1935 viene fatto partire con il grado di sottotenente per la Campagna d’Etiopia che lui  definisce: “una guerra che mi ha portato ventiquattrenne a ripudiare il fascismo e a desiderare che la  cosa finisse brutalmente nella sconfitta”.

Tornato a Roma alla fine degli anni Trenta riprende la collaborazione con il nuovo “Oggi” con rubriche  su cinema e teatro, ma anche sulla Storia dell’architettura e dell’arte, seguendo quel modello di  eclettismo culturale tipico degli intellettuali romani.

Nel 1940 sposa Rosetta Rota dalla quale nel 1942  avrà una figlia affetta da encefalopatia. 

Si va quindi intensificando l’attività nel campo cinematografico: dal 1943 al 1970 il suo nome compare tra gli  sceneggiatori di un gran numero di film, in collaborazione con Federico Fellini e Michelangelo Antonioni.

Alla fine del 1946 si trasferisce a Milano per lavorare nella redazione  di “Omnibus” con Achille Campanile. Una sera di dicembre dello  stesso anno incontra Leo Longanesi, che gli commissiona un romanzo. Nasce così “Tempo di uccidere”, che nel luglio 1947 vince il Premio  Strega. Il tema di questo suo unico romanzo si rifà all’esperienza vissuta come  sottotenente  dell’esercito italiano, in Etiopia.

Nel 1949 viene nominato da Pannunzio redattore capo del nuovo  settimanale “Il Mondo”, dove lavora tra gli altri con Vitaliano Brancati e Sandro De Feo. Nel 1950 inizia la lunga collaborazione con Fellini che lo vedrà  partecipare alle sceneggiature di “Lo sceicco bianco”, “I Vitelloni”  (nomination per l’Oscar), “La strada” , “Le notti di Cabiria”, “La dolce vita”, (nastro d’argento per miglior soggetto originale e nomination per  l’Oscar). Intanto continua a  scrivere  per giornali e riviste quali “Corriere della Sera”, “Panorama”, “L’Espresso”, “L’Europeo”. Viaggia anche molto, pur non amando viaggiare: Parigi, l’Oriente  (Beirut, Bombay, Bankok, Hong Kong), New York, dove abita per lunghi periodi, e poi Israele, Londra, Canada.

Nel 1970 vince il Premio Campione con “Il gioco e il massacro”, e nel 1972 con “Ombre bianche” conquista il “Festival dei Due Mondi” (entrambi volumi di racconti).

Il 20 novembre del 1972, colpito da infarto, si spegne a Roma.

 
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